Cosa cambia effettivamente con l’entrata in vigore del nuovo codice del turismo?
Cambiamenti importanti sono previsti sia per il turista/consumatore che per le aziende del settore.
Secondo il ministro Michela Vittoria Brambilla “il testo rappresenta la prima vera e completa opera di riforma del turismo che viene fatta in questo Paese, una riforma che ha l’obiettivo di tutelare il turista, aiutare le imprese, stimolare la riqualificazione dell’offerta turistica nell’ottica di una maggiore competitività del sistema Italia nel suo complesso”.
Questi alcuni dei temi del provvedimento approvato in via definitiva nel Consiglio dei Ministri del 5 maggio 2011.
1. danno morale da vacanza rovinata.
2.l’equiparazione delle agenzie di viaggio tradizionali a quelle on line, anche se solo fornitrici di servizi.
Il primo contatto on line sarà sempre responsabile di quanto acquistato dall’utente.
3. i buoni vacanza diventano un istituto stabile di turismo sociale, regolarmente finanziato con parte della quota dell’8 per mille destinata allo Stato.
4. introduzione polizze assicurative per i casi di insolvenze o fallimento dell’agenzie
5. un’offerta turistica per disabili che sia in piena autonomi a e senza aumenti di prezzo
6. estensione del sistema di valutazione in stelle a tutte le strutture, fino a comprendere anche gli agriturismi, i bed & breakfast e i motel
7. rilancio della nautica con l’aumento dei posti-barca attraverso pontili galleggianti non più sottoposti al rilascio dei permessi di costruzione, l’incentivo al noleggio e alla locazione dei grandi yacht, la semplificazione delle procedure per la realizzazione di porti turistici, che potranno essere ospitati in aree portuali dismesse
8. l’introduzione della Scia (la segnalazione certificata di inizio attività) sufficiente per iniziare a operare
9. ampliamento della concessione del titolo di impresa turistica a ristoranti, stabilimenti balneari, parchi divertimento, organizzazione di spettacoli, eventi e congressi: tutte godranno di agevolazioni e incentivi.
Le strutture ricettive potranno erogare servizi come: somministrazione di cibi e bevande, benessere, convegni anche a persone non alloggiate.
Il Codice tutela il turista come consumatore di tipo speciale, un consumatore non attrezzato a risolvere i problemi che si pongono durante la vacanza in un luogo.
In questa prospettiva, il nuovo testo prevede il risarcimento per danno morale, da vacanza rovinata e valorizza il cosiddetto “turismo per motivazione“, tiene conto cioè, nella valutazione del danno, delle specifiche esigenze ricreative che il viaggio mira a soddisfare e che un eventuale inadempimento può frustrare.
Per questo è stato attivato il servizio telefonico multilingue “Easy Italia” che assiste il turista in ogni evenienza, mettendolo anche in contatto con i soggetti che possono risolvere il suo problema.
Prevista anche una disciplina delle professioni turistiche, con un’attenzione particolare sui percorsi formativi destinati ai giovani, con l’obiettivo di incrementare collegamenti e accordi con il mondo della formazione, volto a garantire il lavoro sia a chi si affaccia al settore per la prima volta o a chi ha già esperienze pregresse.
Previsti riconoscimenti per le imprese e gli imprenditori che si sono distinti nel settore, come l’attestazione di eccellenza nel settore enogastronomico (“Maestro di cucina italiana”) e quella di eccellenza nel settore alberghiero (“Maestro dell’ospitalità italiana”), le medaglie al merito del turismo per gli operatori che con la loro professionalità hanno coltivato l’eccellenza italiana nel mondo.
Altra questione che ultimamente ha creato scalpore e non poche polemiche è la concessione delle spiagge per una durata di 90 anni.
L’articolo 5 del decreto sullo sviluppo infatti dice che “ per incrementare l’efficienza del sistema turistico italiano viene introdotto un diritto di superficie avente la durata di 90 anni sulle aree già occupate lungo le coste da edificazioni esistenti, aventi qualunque destinazione d’uso”.
La cosa non è stata affatto ben accolta dall’Unione Europea e dal Presidente Giorgio Napolitano, auspicando così ad una riduzione della durata a 20 anni.
Le spiagge sarebbero state di fatto “vendute” ai titolari degli stabilimenti balneari per quasi un secolo.
Il diritto di superficie è infatti un diritto molto simile alla proprietà privata mentre le spiagge fanno parte del demanio necessario, ossia quella parte del territorio nazionale che non può essere venduta per restare a disposizione di tutti.
E’ da considerare che l’Italia è sotto procedura di infrazione comunitaria perché non applica la direttiva Bolkestein del 2006, ossia l’obbligo di fare aste pubbliche per assegnare le concessioni demaniali, così come succede in tutta Europa.
Tutti possono partecipare e chi offre di più si prende la concessione che, alla scadenza, viene rimessa all’asta, permettendo allo stato di realizzare guadagni proporzionati agli incassi delle attività oltre ad un salutare rinnovo tra i gestori.
Questa realtà è del tutto sconosciuta in Italia dove per decenni le concessioni sono state rinnovate automaticamente sempre agli stessi titolari in cambio di canoni irrisori senza differenze tra Nord e Sud, creando però un impegno economico non indifferente tra chi occupa il demanio statale e chi si trova dall’altra parte della strada costretto a confrontarsi con il mercato reale, pur non godendo del panorama e della comodità degli stabilimenti balneari.
Tutto questo mentre nel resto d’Europa si va nella direzione opposta: in Spagna, a Formentera, ad esempio, le concessioni vengono rinnovate ogni quattro anni, sempre con il sistema delle aste pubbliche e senza che nessuno si lamenti.
In Francia è sacro il principio del demanio pubblico e le concessioni per gli stabilimenti balneari vengono concesse per un massimo del 20% della superficie del litorale.
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